Chattando con un amico francofono mi correggo giusto in tempo prima di fare un errore in cui a volte cado, un falso amico. Il mio cervello, allora, probabilmente nel tentativo di combattere questa tendenza, spiega a sé stesso la differenza tra i due avverbi francesi e quello italiano con cui li confondo, paragonandone le sfumature a tre avverbi tedeschi (cosa che sembra confusionaria, ma è assolutamente accurata). Improvvisamente mi rendo conto che conoscendo diverse lingue mi posso spiegare le cose in molti più modi rispetto a chi parla una sola lingua o due, il che mi rende molto avvantaggiata nei casi in cui voglio capire qualcosa e tremendamente svantaggiata quando ne farei volentieri a meno!
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Ho finito di leggere In Madre Lingua , un libro pieno, magico, commovente, che mi ha lasciata piena, piena di tante cose. Un libro che decisamente consiglio a tutti, ma in particolare a coloro che, non so perché, di fronte ad uno "straniero" non si interrogano sulla sua storia; a quei giovani, giovanissimi, che, anziché essere curiosi di scoprire quel miracolo che è la diversità, usano parole forti per descrivere sentimenti che neppure possono conoscere, per questioni di età e non solo; giovani che dicono di odiare l'una o l'altra razza, come se la bellezza del singolo possa essere ascritta a una razza, a un'etnia, a una cittadinanza... Uso, per invitarvi, la frase che più mi ha colpita nel libro. Appare nel racconto di Restituta Malile, della Tanzania, ed è una cosa meravigliosa Mzee akiketi huona mbali kushinda kijana aliye juu ya mti. I vecchi, anche seduti, vedono più lontano dei giovani sugli alberi. (Non a caso, la sezione "Afric...